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giovedì 3 dicembre 2015

La guerra batteriologica tra veneti e ottomani nel XVII secolo


La peste come arma batteriologica? 
Ci avevano pensato i veneziani a metà del 1600. Il loro piano era diabolico: se avesse funzionato avrebbe probabilmente cambiato il corso della storia d’Europa grazie all’impiego di una delle prime armi biologiche mai progettate.
 A metterlo a punto era stato il medico croato Michiel Angelo Salamon, che lo descrive con dovizia di particolari in 6 lettere inviate al governo veneziano tra il 1649 e il 1651.
 In quel periodo la città di Candia (oggi Heraklion), avamposto veneziano sull’isola di Creta, stava faticosamente resistendo a un estenuante assedio da parte delle truppe ottomane. 
 Nelle sue missive Salamon suggerisce di sterminare i nemici diffondendo tra di loro la peste bubbonica, la micidiale malattia nota a quei tempi come morte nera e in circolazione in Europa dal 1348. 
  Il medico sosteneva di essere riuscito a distillare l’essenza della malattia direttamente dalle piaghe e dai fluidi corporei degli ammalati e suggeriva di utilizzare questo composto per contaminare copricapi e altri tessuti comunemente acquistati sui mercati dai turchi. 
 Il piano suscitò l’entusiasmo dei veneziani, i quali pretesero però che il medico ne supervisionasse personalmente la realizzazione. 

Lo scambio di corrispondenza termina nel 1651 e non sappiamo quindi se fu mai messo in pratica.
 In ogni caso l’operazione difficilmente avrebbe funzionato: la peste infatti si propaga grazie alle punture delle pulci portate dal ratto nero infetto (rattus rattus) o tramite l’aerosol diffuso dalla tosse e dagli starnuti dalle persone ammalate, ma non tramite tessuti o vestiti contaminati. 
 E comunque il vaso con la mistura di Salamon, dopo anni di conservazione in attesa dell’autorizzazione a essere impiegato, avrebbe comunque perso gran parte della sua carica batterica.

 Il piano di Salamon è stato scoperto recentemente da Eleni Thalassinou, una ricercatrice dell’Università di Atene, e non è comunque il primo tentativo di guerra biologica della storia. 
 Già nel Medioevo, durante gli assedi, era pratica comune scagliare dentro le mura degli assediati carcasse in decomposizione di uomini e animali con l’obiettivo di diffondere malattie.


Fonte: focus.it

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